Parigi nel cuore per sempre - Nottheusualdressing
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Parigi nel cuore per sempre

Finché sarò fatta di cuore e di anima, Parigi sarà parte di me, come i miei anni, le rughe e i sorrisi, la gioia e il dolore.La porto dentro e la porto con me, sempre.

Sono arrivata a Parigi per la prima volta a 17 anni in un viaggio del liceo, scesa dal treno alla Gare du Nord e respirato un po’ della sua aria bohémienne, ho capito che presto ci sarei andata a vivere. Volevo che diventasse parte di me. Le città oltre che visitarle, bisogna viverle. In francese si dice infatti “j’habite Paris”, cioè vivo Parigi, dove scomparsa la a , il verbo sta a indicare che un luogo, una città, diventano la tua pelle, dentro e fuori. Al mio fidanzato di allora lo stesso anno a Capodanno sotto l’Arco di Trionfo ho giurato amore eterno, e in seguito dopo molti anni, ci sono tornata sul serio. A viverci. Avevo 26 anni e mi lasciavo dietro una storia d’amore impossibile, con una borsa di studio vinta alla scuola di stilismo di Roma e qualche denaro messo da parte con la carriera di indossatrice, mi sono iscritta ad un corso di perfezionamento in Moda e Design. Il francese non lo parlavo. I primi giorni, dopo scuola, prendevo il metrò e scendevo a caso, senza cartina e camminavo per ore fino a consumarmi le suole, rapita dalla struggente bellezza della superficie. Tutto è bello e sontuoso, moderno e vibrante. Parigi è respirare la storia in ogni vicolo, contemplare lo scorrere della Senna  affacciati al Pont Neuf, aspettare il tramonto a l’Ile de la Citè seduti in un bistrot. Il caffè fa schifo, non lo sanno proprio fare, i francesi, per quanto si sforzino di darsi un tono e chiamarlo espresso. Sarà per via dell’acqua, ma proprio non ci siamo, meglio una spremuta accompagnata da una tarte au citron, quest’ultima è proprio francese e non teme confronti. Quando poi il morale cala, perché le giornate buie ci sono anche nella Ville Lumiere, fa bene entrare da Fauchon  e coccolarsi con la visione di uno dei salotti pasticcieri più importanti al mondo. Sembra di entrare in una gioielleria, dove i gioielli sono , appunto, i pasticcini. Ai piedi di Montmartre, nei piccoli negozi di usato, detti “friperie” ho fatto tra i miei migliori affari : jeans anni ’70 e giacche di pelle con le frange, scarpe con la zeppa, che averle adesso, nella mia attività ne venderai a quintali, per pochi franchi mi rifacevo il guardaroba ogni settimana…come rinunciare? E poi ho scoperto i viaggi nel metrò. Un mio amico di allora mi raccontava che ogni stazione del metrò ha un suo odore e a seconda del quartiere che il metrò attraversa l’odore cambia…non ci avevo mai fatto caso, ma è vero. Però non è una cosa che si capisce subito, ci vogliono settimane per affinare l’olfatto, ma la prova è degna di menzione, almeno per me che respiro le cose e gli oggetti per estrarne la storia.

Parigi è bella con le luci di maggio. Tutto è illuminato da colori brillanti e vivi, la primavera che bacia generosa ogni angolo della città. Per sedersi al sole in uno dei moltissimi siti dedicati all’ozio, questo è il mese più indicato. In francese si dice flaner, che non si traduce propriamente con  oziare, ma un insieme di rilassamento meditazione e ozio…che sciccheria, vero?

Parigi è bella in inverno e ti viene da stare sempre fuori lo stesso anche con la temperatura sotto lo zero. Parigi è bella con la pioggia battente perché ti ricorda i vecchi film in bianco e nero dove la lei scappa via sotto un portico mentre piove e lui la segue che fa molto romantico, e poi la bacia…vi è venuto in mente il titolo del film? Parigi è bella perché è successo tutto a Parigi, e quando ci vivi ti senti un po’ parte della storia  che è anche la tua storia, lo diventa per forza. Il 14 luglio tutta la città si addobba con i colori della Rivoluzione , le coccarde e i fiocchi, si balla e si canta, si celebra l’inizio dell’Era moderna e questo senso di unità e di patriottismo forse un po’ glielo invidiamo ai francesi…alla mezzanotte le caserme dei pompieri aprono al pubblico(ce n’è una per quartiere), e anche qui si canta e si balla fino all’alba. La gente arriva con vino e vivande e si condivide tutto in allegria.

 

A Parigi mi sono sentita cittadina del mondo e molto francese. I quartieri multietnici, densi di vita, sono stati da subito i miei favoriti. Ho abitato a Montmartre e poi a Belleville dietro casa di Pennac e sopra ( in alto) al quartiere cinese, non a caso.

Parigi è bella il 21 giugno col solstizio d’estate, il sole è talmente alto nel cielo che va giù verso le undici di sera, suggerisco di trovarsi fuori, possibilmente su un ponte e  brindare al tramonto tardivo, con una bottiglia di champagne e i gli amici del cuore. Il mio ponte preferito? La Passerelle des Arts, un ponte di legno con ringhiere liberty di ferro e  ultra comode panchine.

Parigi è bella perché è la città del lusso sfrenato, e davanti alla vetrine di Chanel non ci si sente proprio fuori posto e ti dici “Un giorno…. anch’io!” Dopo qualche tempo, se sei fortunata, quella allure tipicamente francese, ti viene addosso, come un imprinting, la bellezza ti entra dentro e ti senti a tuo agio anche con un paio di jeans.

Parigi è gustosa per gli occhi e il palato. Più che mangiare alla francese, bisogna sforzarsi di scoprire i piatti tradizionali etnici, fuori dal centro, negli arrondissements un po’ più periferici. A Pigalle ho mangiato uno dei migliori cous-cous della mia vita, cucinato da una vecchia algerina, in un bistrot proprio dietro al Moulin Rouge. Uno spettacolo l’ho visto anche lì, ma era roba da turisti, bello e avvincente per carità, come esaltante salire sulla Tour Eiffel…ma la mia Parigi è sempre stata altrove.

A 26 anni forse, col favore degli Dei, tutto sembra migliore di quello che lasci dietro. Io a Parigi sono diventata grande: ho vissuto la mia vita di adulta con un lavoro , una casa mia ( tutta bianca, vuota e col parquet per terra). Ho lavorato da Azzedine Alaia e  con Karl Lagerfeld da Chanel dove sono rimasta per quattro anni. Vi racconterò della mia esperienza da Chanel in un altro post, perché qua devo stringere…il formato imposto dal blog è impietoso.

Parigi val bene una messa. Un sogno, un ricordo, tutta una vita. Mi sembra che, a dispetto di tutto, Parigi sia sempre lì, la città dedicata a Iside(Par Isis) , comodamente adagiata sulla Senna, voluttuosa e sinuosa Madame decadente, con i suoi ori, i suoi specchi, le sue luci eterne. Matrona Romana, musa Egizia, Enfant Prodige, ballerina di fila del Can-Can. Tutto questo e altro. Ci devo tornare spesso, perché la saudade a volte è troppa, che sono triste e affranta dal ricordo e mi calmo solo quando ci sono. Ci devo tornare da sola, più volte, perché Parigi è mia, a modo mio, faccio fatica a condividere sensazioni così profonde. I ricordi di gioventù sono spesso egoisti.

Ma non voglio congedarmi da voi in modo avido. Allora facciamo così, diamoci appuntamento, io e voi, tra una settimana su quella panchina dei Jardins des Tuileries, compriamo prima un gelato, così ci riconosciamo. Sedetevi con me (di nuovo), in questo luogo magico ed eterno, a pochi passi dal Louvre e dalla Gioconda di Leonardo… respiriamo e chiudiamo gli occhi. Condividiamo insieme questo amore infinito, la gioia serena e la consapevolezza radicata che non l’abbiamo mai lasciata. Partire non è lasciare, se i luoghi si portano ovunque ma nel cuore… Siete convinti?

Allora sì : avremo sempre Parigi!