Armadio e cambio stagione - Nottheusualdressing
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Armadio e cambio stagione

Duro il mestiere della Blogger, devo dire per fortuna per me, che non lo faccio. Davanti alla vastità del foglio Word bianco ed immacolato, un po’ di ansia assale per forza…la scrittura ha bisogno di rispetto, mica si può scrivere così a caso. Non si può neanche scrivere di tutto, avere un’opinione su tutto, oppure scrivere su di un argomento solo perché è di Moda. Allora se non sei Chiara Ferragni, che non scrive proprio perché non ne ha bisogno, e se, come nel mio caso, non segui le Mode e non te ne frega nulla di commentare i look del festival del Cinema di Venezia, allora che si fa? Vorrei poter dire che gestire un blog è una passeggiata. Vorrei anche poter dire che un blog va avanti da solo, per il solo fatto di esistere. Ebbene no. Scrivere è un’arte, al pari del dipingere o del fotografare, si tratta pur sempre di esprimere emozioni seppure su supporti diversi. Io la domanda davanti all’immacolato documento di Word da riempire, me la pongo sempre: perché le persone dovrebbero essere interessate a quello che scrivo? A chi mi rivolgo quando scrivo? Perché a mio avviso, bisogna aver rispetto anche del lettore. Isabelle Allende, la mia scrittrice preferita, ha questo tipo di timore, però facendo la scrittrice di mestiere, si pone dei ritmi lavorativi abbastanza serrati, il dead line di consegna dei testi comunque non si può superare, scrivere è un lavoro o forse scrivere di fantasia è più semplice? Forse non sono dotata di grande fantasia, di sicuro parlare di ciò che ho vissuto, rende il mio compito meno gravoso. Dovrei essere abbastanza coraggiosa, oltre che a raccontarvi i fatti miei, di non avere timore delle vs reazioni. In questo pecco, ahimè di presunzione, ho paura del rifiuto e della critica non costruttiva.

Bene, settembre è già quasi passato per metà, l’estate si attarda ancora incerta, ufficialmente il calendario ci dice che le scuole ricominciano e che mancano poco più di 70 gg a Natale. Questa è la stagione di mezzo in cui non si sa cosa mettersi, al mattino è freschino, quasi autunnale, poi ancora caldo afoso, non si ha voglia dell’inverno, ma l’indecisione stufa ancor di più. Quand’è che si fa il cambio stagione? Una volta quando ero piccina e il mio armadio era a due ante il cambio stagione si faceva appena, non avevo tutta quella roba da spostare. Si mettevano via le maglie in buste chiuse dalla zip con le palline di naftalina, negli scaffali più in alto dell’armadio. Le camicie( io ne avevo due sole, mai amato l’articolo) erano onnipresenti tutto l’anno, le gonne e gli abiti venivano portati in tintoria e poi riposti. Insomma io ricordo una certa gioia in questa attività che dava il benvenuto alla nuova stagione, perché la si faceva tutti insieme, io con la mamma e mio fratello, la nonna per conto suo, ma comunque lo spirito di tutti era allegro.Oggi il cambio stagione non si fa più, 1) le stagioni vere e proprie e ben distinte non esistono più, 2) gli abiti non ci arrivano neanche a fare una stagione, adesso va di Moda l’usa (due volte) e getta… Tornando a me, dai 22 ai 30 ho vissuto gli anni  da indossatrice in giro per il mondo e il mio armadio era quello che riuscivo a far stare dentro una valigia, tutto il mio mondo dentro pochi cm quadrati. Quando la stagione cambiava in un emisfero, io ero spesso dalla parte opposta, atterravo in dicembre in Australia con temperature torride, rientravo in Italia dopo sei mesi con l’estate: nessun bisogno di cambiare il guardaroba. Da grande poi con gli anni di immigrata all’estero il mio armadio diceva molto di me, pochi abiti funzionali, look minimale e pulito senza fronzoli, pratico e in caso di trasloco , pronto in pochi minuti. La mia indole da zingara mi portava a cambiare spesso luogo e lavoro, ricordate la protagonista di “Chocolat” ( Juliette Binoche) quando dice che è irrequieta perché sente arrivare il vento del Nord…ecco questa è un po’ la mia storia, o meglio la storia del mio armadio. Adesso con l’arrivo della piena maturità sono diventata stanziale, non ho più il desiderio di andare lontano e allora il mio armadio a due ante e diventato la cabina armadio, grande come una stanza. Dentro divisi in tre grandi armadi Vintage ci sono i miei ultimi vent’anni.  Adesso da sei , vivo in una grande e vecchia casa di campagna, non lontana da Bologna, ma lontana dal caos e dal rumore, l’umanità è diventata assordante e faticosa. Io ne vedo tanta e concentrata nelle giornate del weekend in giro per tutta Italia, che qua a casa, ho bisogno di silenzio, di spazi vuoti, di pareti bianche. La mia cabina armadio sistemata nell’ala più remota della casa, assomiglia più che altro a un grande deposito, contiene un po’ di tutto e serve per ricordarmi da dove vengo e cosa ho fatto… In un armadio i souvenir degli anni da modella, alcuni abiti ed accessori che mi hanno fortemente segnata : la pétite robe noire donatami da Azzedine di cui ho parlato in un precedente post, lei ogni tanto la metto ancora, ma deve essere un’occasione veramente speciale, non la svendo così per poco. Due completi PleatsPlease di Issey Miyake, uno bianco e l’altro nero, donatemi da una persona molto speciale, Giambattista Valli quando all’epoca era ancora per tutti, ma soprattutto per me “Giamba”. Li indossavo con un paio di sandali oro tacco 9 di Yves Saint Laurent, sopra come soprabito portavo uno jutaka in garzino nero e come accessorio una pochette  anche questa nera. Beh insomma i salotti romani dell’epoca esigevano tale eleganza. In una scatola ho tutto il mio lavoro da Chanel, i disegni che facevo, le cartelle sfilate, le brochures..e anche le buste paga, così giusto per ricordare ogni tanto, che il lavoro da stilista all’estero è ben pagato. Conservo, anche e molto gelosamente i miei diari del Giappone,1986, tre mesi di solitudine in pagine fitte fitte, ero forse troppo giovane per restarci tanto a lungo, così di notte scrivevo e mi sfogavo, pensavo che ne avrei fatto un libro..Nel secondo armadio il mio Vintage, capi di abbigliamento e accessori che ho iniziato a comprare negli anni ’80 quando ancora non sapevo che sarebbe diventato per me un lavoro a tempo pieno, e quindi tutte cose che ho messo per anni e da cui faccio fatica a separarmi. Non ho capi firmati, non chiedetelo neanche, le grandi marche non hanno mai avuto su di me alcun ascendente…a quest’ora altrimenti sarei ricca, e molto e sicuramente altrove. Per conservare qualcosa per tanti anni, bisogna che quel qualcosa abbia una storia da raccontare. Ho tenuto ad esempio la giacca di pelle nera che il mio babbo portava all’università negli anni ’60, spessa e pesante di un rigido cuoio nero, con i grossi baveri aperti, nonostante l’evidente taglio maschile, a Parigi l’ho portata per anni quasi in ogni stagione ( benedetto clima continentale!); poi la collezione di abitini folk, quelli che sono tanto tornati di Moda quest’estate, lunghi, vaporosi e ampli, di varia provenienza. Mi ricordano gli anni spensierati della giovinezza di mia mamma, adesso pensate un po’ li porto anche io, deve essere un fatto di età o di invecchiamento, ma le forme ampie e i tessuti leggeri, sono per me molto rassicuranti. Ho tenuto anche un abito in velluto di seta degli anni ’30 comprato in Canada vent’anni fa . Non ho mai avuto il coraggio di venderlo. Soddisfa in tutto e per tutto la mia idea di lusso: nel velluto bordò drappeggiato asimmetrico, nella leggerezza della seta, spoglio di ogni cosa, chic oltre misura, inarrivabile e pensate non firmato. Non l’ho mai indossato, troppo fragile e delicato, lo tiro fuori ogni tanto e lo ammiro e sospiro! Poi non in ultimo le maglie di cachemire, una per ogni colore da me prediletto in versione manica corta, lunga e cardigan. Sul cachemire non transigo, nel senso che nel mio guardaroba, da quando trent’anni fa l’ho scoperto, è un must. Il cachemire nella fredde gelate nottate della mia casa di campagna dove aivoglia scaldare col camino, me lo porto anche a letto.

E poi ancora i peluche, che ho dovuto chiudere in buste sigillate all’aria, che ho smesso di comprare solo qualche anno fa quando ho deciso di essere abbastanza cresciuta per farne a meno. Ne avrò un centinaio.

Poi gli accessori che dicono che sono una donna molto pratica : migliaia di foulard che ho comprato  per anni per il gusto e la ricerca della fantasie, l’arte grafica ha toccato vette altissime nelle stampe dei foulard. Il foulard, l’ho già scritto, è un accessorio fondamentale nonché pratico, molte volte mi ha tolto da situazioni di impasse imbarazzanti. Freddo al collo? Gita in barca o corsa in moto? Capelli non in ordine, desiderio di rinverdire la borsa della nonna? Tre cassetti pieni e passa la paura. Di questi, temo, non mi separerò mai. Borse poche, perché sono stata abituata a spostarmi di continuo e fin da molto giovane ho imparato a selezionare cosa portarmi dietro. Negli ultimi dieci anni mi è sbocciata la passione per le borse modello shopping realizzate in Marocco  con tessuti di lana lavorati a telaio, ne possiedo diverse e le trovo assai interessanti. Ma mi piacciono  solo quelle vecchie, anche se rovinate e molto vissute, con quell’odore aspro di lana grezza lavorata artigianalmente. Sono indistruttibili, per questo per me ancora più preziose. Le scarpe, beh di queste, per capire a fondo di cosa sono malata, basti dirvi che ne ho 500 paia, ma non le ho messe tutte, alcune sono pezzi d’archivio, misure piccolissime, ma l’oggetto scarpa ha un fascino per me irresistibile. ve ne faccio vedere una così per farvi capire…una zeppa anni ’70 con tacco in plexiglas riempito di fiori secchi..parliamone. No anzi, no, andiamo avanti col post…queste sono riposte in scatole enormi, catalogate e numerate, non le tiro giù dall’ultimo piano dell’armadio quasi mai, ma so che ci sono.

Nel terzo armadio abita la quotidianità, forse il più noioso e quello che cambio più spesso. Sì perché lavorando nel Vintage, reciclando tutto, posso permettermi il cambio stagione quando mi pare. Coperte, lenzuola, asciugamani,T shirt, maglie, pantaloni e il resto del mio guardaroba pratico, che uso nei mercati e nella mia vita lavorativa, viene dai banchi di merce usata, dopo qualche mese lavo tutto e metto nelle campane della Caritas o regalo a gente bisognosa. Diffondo così alla mia maniera il concetto che il riciclo è l’unica possibile via. Qualche volta però mi prende la saudade e nel mio armadio ci devo mettere il naso, letteralmente.  Perché anche se sappiamo ormai camminare da soli, la nostalgia di un tempo passato ci aiuta e ci sostiene, anche gli alberi più forti vacillano a volte : bisogna contare su radici solide e ben piantate. Cosa sono allora i ricordi se non questo? Forse i miei abiti se la ridono un po’, di tanta debolezza umana, o forse attendono speranzosi di farsi sentire con un odore , un profumo speziato dal tempo che mi riporta indietro e mi culla paziente come una ninna nanna. Non ci sono tesori nel mio armadio, lo ammetto, nessun oggetto di valore, dopo di me non verranno battute aste, anzi sono certa che tutto ciò che mi è temporaneamente appartenuto poiché da me scelto, tornerà in circolo, con nuova energia, in nuove fresche mani, in un’altra casa, in un altro armadio! Non esiste nulla di più bello e utile di questo, non siete d’accordo? Gli anni passano, le case si cambiano, ma l’energia torna sempre in circolo, una parte di noi che a dispetto di tutto sopravvive e si rinnova, eterna.